Il Governo ci ripensa: per salvare lo sport tassa il betting

Il Governo ci ripensa: per salvare lo sport tassa il betting

  • Alla fine nella nel dl Rilancio compare anche un Fondo Salva Sport, alimentato con un prelievo sulle scommesse
  • La tassa è fortemente ridimensionata, rispetto alle proposte. Ma comunque potrebbe essere una stangata per il settore
  • Intanto però la Lega – che per prima in Parlamento aveva chiesto di introdurre il Fondo – adesso chiede di cancellare lo stop alla pubblicità del gioco

 

Sembrava averci ripensato, e invece alla fine il Governo ha deciso di finanziare il mondo dello sport con un Fondo alimentato con una tassa sulle scommesse, anche se in misura molto attenuata. Qualche settimana fa, aveva respinto l’ordine del giorno con cui il leghista Alberto Ribolla chiedeva di costituire un Fondo Salva Calcio, alimentandolo con un prelievo dell’1% sulla raccolta delle scommesse, in sostanza la proposta ricalcava il cosiddetto diritto di scommessa adottato dalla Francia fin dal 2009. L’ordine del giorno già di per sé non rappresenta un obbligo particolarmente stringente; se poi il Governo vuole essere proprio prudente chiede la riformulazione del testo, in modo che l’impegno risulti più vago; o addirittura lo accoglie come una mera raccomandazione. In quel caso, l’ordine del giorno era stato respinto e basta, un no senza appello, che aveva lasciato sperare qualche speranza agli operatori del settore.

 

Fondo ridotto, anche le scommesse soffrono

Adesso però nel DL Rilancio spunta una norma simile: anche se adesso il Fondo servirà a rilanciare tutto il sistema sportivo nazionale, il diritto di scommessa viene fortemente ridimensionato. Non solo la tassa è transitoria e verrà abolita dopo tre anni, ma l’aliquota dovrebbe scendere allo 0,3%. Il condizionale è d’obbligo sia perché il testo è ancora in bozza e non è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (e quindi il Governo può intervenire senza alcuna formalità, se lo ritiene opportuno), sia perché la norma potrebbe essere modificata – o persino riscritta completamente – con un emendamento, quando il decreto dovrà essere convertito in legge dal Parlamento. Nelle bozze circolate le settimane scorse, comunque, già si parlava dello 0,75%, quindi di una cifra inferiore a quella chiesta da Ribolla. Adesso, lo stesso Governo riconosce di aver limato fino all’osso il prelievo, consapevole “del delicato momento di crisi di liquidità e di sospensione dei giochi”.

 

Quella percentuale però conta fino a un certo punto, di fatto l’aliquota reale potrebbe essere superiore. Il Fondo Salva Calcio infatti dovrà ricevere almeno 40 milioni di euro nel 2020, e 50 negli anni successivi, ma soprattutto quest’anno potrebbe essere molto difficile centrare questo obiettivo. Per fare due conti basta prendere i dati del 2019: le scommesse – tra sportive, ippiche e virtuali, sia a terra che online – hanno raccolto giocate per 14,5 miliardi di euro, un’aliquota dello 0,3% avrebbe prodotto quell’importo o poco più. Ma, appunto, il mercato sta attraversando un momento di crisi, e non è detto che raggiunga gli stessi livelli, anzi. Le agenzie devono scontare due mesi di stop, e la ripresa delle operazioni dopo il coronavirus; i campionati potrebbero ripartire a breve, ma molte partite a quel punto si giocherebbero in piena estate, quando il mercato solitamente subisce una flessione; e anche gli scommettitori potrebbero cambiare le proprie abitudini a causa dell’emergenza… insomma ci sono tutta una serie di incognite che influiranno sui bilanci delle scommesse.

 

Il betting è già sul piede di guerra

In questo clima di incertezza, la nuova tassa potrebbe trasformarsi in una mazzata. Oltretutto gli animi sono già esasperati: ogni volta che il Governo ha bisogno di reperire risorse, attinge al settore dei giochi. I bookmaker così hanno iniziato a protestare non appena sono circolate le bozze del decreto. Secondo LOGiCO, l’associazione che riunisce gli operatori del gioco online, “Un’ulteriore vessazione sulle scommesse sportive è inopportuna e insostenibile dal punto di vista economico, giuridico, di equità fiscale e di lotta all’illegalità”. La Sigla ha poi spiegato che gli operatori non sono in grado di sopportare un simile prelievo e quindi ne scaricherebbero interamente il peso sui giocatori: “Ci chiediamo se questi ultimi digerirebbero una richiesta di contributo economico per risolvere i problemi del calcio italiano”. Le scommesse made in Italy di conseguenza non sarebbero più competitive, e cederebbero il passo all’illegale. Alla fine ne risentirebbero anche le casse dello Stato.

 

“Il settore del gioco legale dimenticato da tutti i provvedimenti del governo, torna nei pensieri dei nostri politici solo per trovare nuova linfa vitale per le casse dell’erario” chiosa invece l’associazione E.M.I. Rebus. Che poi chiede al Governo di cancellare la tassa, altrimenti “i gestori delle agenzie preannunciano uno sciopero ad oltranza”. In sostanza i betting shop non riapriranno più, anche una volta revocato il lockdown, fino a quando non avranno ottenuto ragione.

 

In questi giorni, poi, ci sono state una serie di proteste per ricordare a tutti che il settore esiste e che è composto da gente onesta, che rivendica il proprio lavoro. Centinaia di agenzie di tutta Italia hanno fatto suonare le sirene degli allarmi all’unisono per far sentire la propria voce. Altri stanno inondando i quotidiani con delle lettere in cui raccontano la propria storia e chiedono di non sparire nel nulla. E c’è chi sta andando addirittura oltre, come il Movimento del Gioco Pubblico che non a caso in alcune note si definisce anche “il movimento degli invisibili”. Si sta infatti mobilitando per portare in piazza gli operatori del betting il 2 giugno a Roma. Insomma, una manifestazione nel bel mezzo di questa emergenza sanitaria, il giorno della Festa della Repubblica. Di sicuro non passerà inosservata.

 

Torna anche l’idea di abolire lo stop alla pubblicità

Qualcosa si sta già muovendo. L’on. Daniele Belotti (per coincidenza sempre della Lega) ha esortato il Governo – parlando in Aula alcuni giorni fa – di mettere in campo tutti gli interventi possibili per sostenere lo sport. E tra le varie misure, ha anche chiesto di cancellare il divieto di pubblicità del gioco. “Se la salvezza dello sport dipende, come avete previsto, da questo fondo finanziato dalle scommesse, allora almeno per la stagione 2020-2021 revocate il divieto alle sponsorizzazioni del betting nel calcio”. Belotti è il primo a ricordare che fu anche il suo partito, quando era al Governo nel 2018, a introdurre lo stop alla pubblicità, “però se oggi dobbiamo scegliere, non abbiamo dubbi: secondo voi pesa di più sulla bilancia la possibilità che milioni di italiani possano continuare a fare sport o qualche centinaio di persone che va a scommettere perché vede un marchio su un tabellone a bordo campo?”

 

Le parole di Belotti però contengono anche un dubbio, ovvero se questo Fondo sarà veramente in grado di salvare lo sport. Perché per farlo servono soldi, tanti soldi. La Lega di Serie A a marzo aveva formulato un pacchetto di proposte al Governo (c’era sì il diritto di scommessa, ma con un’aliquota all’1%; e c’era anche l’abolizione del divieto di pubblicità, un credito di imposta su tutte le sponsorizzazioni, la riduzione dell’Irap) ognuna delle quali avrebbe garantito centinaia di milioni di euro. Il diritto di scommessa allo 0,3% frutterà invece 40 milioni di euro, e probabilmente sarà necessario anche qualche artificio per raggiungere l’obiettivo. Da solo servirà a poco, e del resto il Governo ha già predisposto altri interventi per sostenere gli sportivi, rinviare le scadenze e alleggerire gli affitti etc. Intanto però chiede agli operatori delle scommesse un grande sforzo, e lo fa in un periodo in cui non è facile guardare al futuro con ottimismo.

Il gioco è vietato ai minori e può causare dipendenza patologica - probabilità di vincita

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