UK, il calcio vuole vietare le sponsorizzazioni del betting

UK, il calcio vuole vietare le sponsorizzazioni del betting

Notizie dal mondo
  • Il Governo presenterà dopo Pasqua un libro bianco per dare un nuovo assetto al settore del gambling
  • Venti club della EFL scrivono al Governo chiedendo di vietare le sponsorizzazioni, e magari anche la pubblicità negli stadi
  • Le squadre dicono che la pubblicità del gioco sia in forte crescita, e che hanno il dovere morale di fermarla
  • Secondo alcune ricerche il gambling avrebbe invece dimezzato le sponsorizzazioni, anche per il timore che si arrivi a un  divieto totale della pubblicità 

 

Regno Unito, il calcio ha il “dovere morale” di tagliare i legami con il gambling. A dirlo questa volta sono 20 club di calcio che hanno scritto al Governo di Boris Johnson per chiedere di vietare le sponsorizzazioni di maglia da parte dei bookmaker. Un tema di fortissima attualità, visto che Oliver Dowden, a capo del Dipartimento su Cultura, Digitale, Media e dello Sport – che ha anche la competenza sul gambling – si appresta a presentare un libro bianco sul gambling dopo Pasqua.

 

Il dibattito sul gioco nel Regno Unito si è acceso da tempo, e da anni si discute anche se sia il caso o meno di intervenire sulla pubblicità. Il Governo dal canto suo sta cercando di contenere il mercato – basti pensare al taglio delle giocate alle FOBT – ma sulla sponsorizzazioni non ha mai mostrato un orientamento univoco. Il problema non è tanto il calcio, ma l’ippica che senza le pubblicità dei bookmaker perderebbe un’importante fonte di sostentamento.

 

Per i club, le sponsorizzazioni da parte dei bookmaker sono cresciute pericolosamente

L’iniziativa di scrivere al Governo è partita dai club che militano nella EFL, la English Football League. La Lega in realtà riunisce tre campionati differenti (seconda, terza e quarta divisione), tra i firmatari ci sono anche gli esponenti del Luton Town, attualmente terza in classifica nella Football League Championship, la Serie B inglese.

 

“Come proprietari, amministratori e responsabili esecutivi dei club, abbiamo assistito a una pericolosa crescita delle sponsorizzazioni e delle campagne pubblicitarie effettuate dalle compagnie di gioco. E questo si è tradotto in un impatto negativo sui nostri fan” scrivono i club nella lettera. “Bandire i loghi dei bookmaker dalle maglie mostrerebbe una forte presa di coscienza del problema, ma vorremmo che nel divieto fosse inclusa ogni pubblicità che viene effettuata negli stadi, di modo che i tifosi più giovani possano assistere a un match senza essere incentivati a scommettere”.

 

Impossibile non fare un paragone con quanto avviene da noi. L’Italia, con il decreto Dignità del 2018, è stato il primo paese a vietare completamente qualsiasi forma di pubblicità del gioco. Lo stop ha colpito anche le sponsorizzazioni, da allora però il mondo del calcio ciclicamente torna a chiedere di rivedere la norma. L’ultima volta è successo un paio di mesi fa, quando ha preso posizione anche il presidente della FIGC, Gabriele Gravina. Che non ha avuto paura di ammettere che le sponsorizzazioni delle scommesse – che fruttano circa 150-200 milioni di euro l’anno – siano fondamentali per il calcio italiano.

 

Ma in realtà gli sponsor del betting si sono dimezzati

In realtà, non tutti sono d’accordo sul fatto che le sponsorizzazioni del gambling siano in aumento, anzi, secondo l’istituto di ricerca Caytoo, tra il 2019 e il 2021, il settore del gioco avrebbe pressoché dimezzato i contratti. È innegabile che si parta da una situazione piuttosto complessa, il Regno Unito è stato tra i primi paesi al mondo a sviluppare il mercato di giochi e scommesse e le squadre inglesi hanno da sempre accettato dei bookmaker come sponsor.

 

Global Lottery Monitoring System – nel report A Study Of Betting Operators And Their Sponsorship Of Sport – spiega che nella stagione 2019-2020, 18 squadre su 20 della Premier League e 21 su 24 della EFL avevano contratti di sponsorizzazione con dei bookmaker, o quantomeno dei betting partner. Peraltro, c’erano anche dei casi paradossali: a volte i calciatori sfoggiavano sulle maglie dei loghi in ideogrammi di bookmaker asiatici. Si trattava di operatori del tutto sconosciuti in Gran Bretagna, ma che grazie a quei contratti di sponsorizzazione ottenevano visibilità nei paesi in cui operavano.

 

Il quadro però nel giro di due anni sembra cambiato rapidamente, in generale diversi club – a tutti i livelli – hanno deciso di non accettare più sponsorizzazioni da parte dei bookmaker. E, appunto, l’istituto di ricerca Caytoo spiega che le sponsorizzazioni da parte di operatori di gioco si sarebbero ridotte all’8,1% del totale. Fino a due anni prima erano al 15,3%. E si tratterebbe alla fine dei conti di un divorzio consensuale.

 

Le squadre sono diventate più responsabili, i bookmaker più timorosi

Da un lato diverse squadre di calcio hanno sviluppato una maggiore sensibilità sul problema: tra queste c’è il Fulham, attuale testa di serie della seconda divisione, che – dopo aver avuto come main sponsor prima Dafabet e poi Betvictor – da questa stagione ha deciso di non avere più rapporti con dei bookmaker. Dall’altro, ci sono le compagnie di gioco temono che un’esposizione eccessiva possa spingere il Governo a adottare un divieto totale della pubblicità.

 

Ma a prescindere dal fatto che il numero di sponsorizzazioni cresca o diminuisca, c’è anche il problema che la EFL sia sponsorizzata di SkyBet. E ne ha assunto proprio il nome: SkyBet League. Il contratto è partito nel 2020 e durerà fino alla stagione 2023-2024, ma chiaramente già da tempo politici e associazioni chiedono che venga interrotto anzi tempo.

 

I bookmaker tremano

Chiaramente l’idea di vietare del tutto le sponsorizzazioni non piace agli operatori di gioco. L’associazione Betting and Gaming Council ha subito sottolineato che nessuno studio ha mai dimostrato vi sia una relazione tra gioco problematico e pubblicità. E poi ha ricordato che durante la pandemia, il settore delle scommesse ha avuto un ruolo fondamentale nel sostenere lo sport. Ad esempio ha garantito 40 milioni di sterline al mondo del calcio, e altri 350 milioni a quello dell’ippica.

 

Ma soprattutto ha ricordato che “pubblicità e sponsorizzazioni devono rispettare delle linee guida particolarmente rigide, e i messaggi sul gioco responsabile vengono trasmessi regolarmente e in modo che siano ben visibili”. Inoltre, il divieto di trasmettere pubblicità del gioco durante le partire “ha ridotto del 97% il numero di spot che vedono i minori”.

Gioel Rigido