Salva Sport, i bookie devono pagare i 30 mln extra. Anzi, no

Salva Sport, i bookie devono pagare i 30 mln extra. Anzi, no

Legislazione

Succede tutto in 48 ore, con il Tar che ordina ai bookmaker di pagare i 30 milioni extra della tassa Salva Sport, e il Consiglio di Stato che congela quell’ordine. E chiede di fare chiarezza. È una tregua di breve durata però, il Consiglio di Stato tornerà a discutere la questione il 29 agosto, e magari darà qualche indicazione in più. 

I dubbi sulla norma del Salva Sport

La tassa Salva Sport è stata introdotta all’epoca della pandemia. Per il 2020 e il 2021, imponeva agli operatori delle scommesse di pagare un contributo pari allo 0,5% della raccolta per sostenere le associazioni sportive in difficoltà. Questi soldi sarebbero poi serviti a alimentare un apposito Fondo Salva Sport.

La norma che ha istituito la tassa parlava di un tetto di 40 milioni il primo anno e di 50 il secondo. E in un primo tempo, la stessa ADM aveva ritenuto che quei limiti riguardassero il prelievo in sé. Ovvero, se si fosse raggiunto il tetto prima della fine dell’anno, i bookmaker non avrebbero dovuto pagare altro. È quello che è successo in entrambi gli anni, e infatti l’Amministrazione ha bloccato i versamenti in anticipo. 

Quando la questione sembrava ormai conclusa, Corte dei Conti e Ragioneria di Stato hanno dato una lettura diversa della norma. Il tetto riguardava solamente i trasferimenti al fondo, ma se la tassa produceva un gettito superiore, il tesoretto sarebbe rimasto allo Stato. A febbraio scorso, quindi, ADM ha presentato un nuovo conto ai bookmaker, chiedendo di pagare altri 30 milioni.

Per il Tar l’extra va pagato

Gli operatori hanno impugnato la richiesta, ma il Tar ha respinto i ricorsi con una serie di sentenze. Secondo i giudici di primo grado, la nuova lettura della norma “persuade maggiormente” . La norma del 2020 infatti specifica che il gettito intero “resta acquisita all’erario”. E questo inciso “chiarisce, al di là di ogni ragionevole dubbio, che lo 0,5%” rimane “all’erario, a prescindere cioè dal suo concreto utilizzo” . 

I giudici osservano anche che quella norma preveda esplicitamente cosa succede se le scommesse non bastano a raggiungere i 40 e i 50 milioni. E indica altre risorse per rimpinguare il fondo. Non dice nulla invece se si supera i tetto: “evidentemente” si tratta di un’ipotesi “ritenuta del tutto fisiologica dal legislatore”. E anche questo indice a credere che “il surplus resta acquisito all’Erario”.

Oltretutto, il legislatore ha istituito una serie di altri fondi per sostenere lo sport durante la pandemia. Ad esempio il Fondo unico per il sostegno delle Associazioni Sportive Dilettantistiche e delle Società Sportive Dilettantistiche. In quei casi però non ha creato tasse specifiche. Insomma, sembra dire il Tar, la tassa Salva Sport sarà stata usata anche per quelli. E quindi è servita per fini analoghi.

I dubbi sull’opportunità della tassa

I bookmaker hanno provato a mettere in discussione anche l’opportunità della tassa. Che alla fine dava ristoro a un settore in difficoltà, colpendo un altro che in quel periodo di certo non si trovava in una situazione migliore.

Il Tar però replica che è vero che le scommesse hanno dovuto fare i conti con la cancellazione di interi campionati. Ma la pandemia “parallelamente ha ampliato le possibilità di effettuare scommesse sportive on-line, fisiologicamente cresciute nel periodo emergenziale”. E i bookmaker non hanno dato “prova dell’insostenibilità del prelievo”. In ogni caso hanno dovuto fronteggiare un aumento di circa 30 milioni, “la quota da recuperare non supera, nel complesso appunto, il 30% delle somme già richieste dall’Agenzia” .

Il contrordine arriva due giorni dopo

Alcuni operatori hanno immediatamente intentato l’appello, e in meno di due giorni sono riusciti a far sospendere la sentenza del Tar. Quello del Consiglio di Stato è però un decreto di urgenza, un provvedimento per sua natura molto stringato. Fa riferimento al danno che i bookmaker possono subire, ma sottolinea che intende tornare sulla questione del tetto. E stabilire se sia riferito solo al Fondo, o sia un limite vero e proprio al prelievo. La nuova udienza – appunto – è stata fissata per la fine del mese

Gioel Rigido