Troppa pubblicità del gioco, la Francia detta nuove regole

Troppa pubblicità del gioco, la Francia detta nuove regole

Notizie dal mondo
  • La Francia adotta nuove linee guida sulla pubblicità dopo aver riscontrato che il numero di spot era eccessivo
  • Le linee guida non sono vincolanti, ma spingono gli operatori a rispettare le best practice
  • Ci sono comunque alcune regole che limitano il numero delle pubblicità, e si rivolgono anche alle emittenti televisive e radiofoniche, e ai siti internet
  • Il dibattito sulla pubblicità è aperto in tutti i maggiori Paesi dell’UE

 

Anche la Francia decide un giro di vite sulla pubblicità del gioco: l’Autorité Nationale des Jeux – l’ANJ, l’ente regolatore – ha infatti varato un piano per ridurre il numero eccessivo di spot. Il punto di partenza comunque è che la pubblicità del gioco è indispensabile per riconoscere l’offerta legale da quella illegale, ma gli spot devono per prima cosa perseguire questo obiettivo, e quindi bisogna arginare le derive eccessive.

 

L’ANJ in particolare ha aggiornato le linee guida sulla pubblicità: si tratta alla fine dei conti di un intervento relativamente contenuto, visto che dovrebbe spingere gli operatori verso delle best practice che già rispettano. Ci sono però delle misure che limitano il numero degli spot, e queste potrebbero avere effetti pratici ben maggiori.

 

l’Autorité poi ha promesso di monitorare con attenzione quello che succede per essere certa che questo intervento sia sufficiente. La Francia insomma riapre il dibattito sulla pubblicità del gioco, un dibattito che orami riguarda l’intera Europa è si fa sempre più serrato, visto che tutti i maggiori mercati hanno infatti adottato delle restrizioni o comunque stanno progettando di farlo.

 

L’Italia ha vietato ogni forma di pubblicità nel 2018

La prima è stata proprio l’Italia che ha completamente vietato qualunque forma di pubblicità fin dal 2018, con il decreto Dignità. Gli operatori hanno sempre protestato, soprattutto quelli delle scommesse e dell’online. Anche loro sostengono infatti che il divieto favorisca l’offerta illegale, visto che impedisce alle compagnie con la concessione di mettersi in evidenza.

 

Anche il mondo dello sport ha contestato a più riprese il divieto, visto che ha perso risorse importantissime. Giusto poche settimane fa, è tornato sulla questione anche il presidente della FIGC Giancarlo Gravina che ha inviato una lettera Valentina Vezzali, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con la delega allo sport.

 

Giro di vite anche in Spagna

La Spagna ha adottato una serie di restrizioni alla fine del 2020. Anche qui sono stati vietati i contratti di sponsorizzazione stipulati dai club sportivi. Di conseguenza, una buona fetta delle squadre della Liga sono state costrette a congedare degli sponsor di maglia molto remunerativi. Tutti gli spot pubblicitari – per televisione, radio, e su Youtube – possono essere trasmessi solamente nel cuore della notte solo, nella fascia oraria che va dall’1 di notte alle 5 del mattini. Gli operatori inoltre non possono più nemmeno ingaggiare atleti e vip come testimonial.

 

Tutte le restrizioni però riguardano solamente gli operatori di giochi online e scommesse. Invece, non è stato previsto nessun limite per le lotterie anche se, quando il divieto è scattato, molti hanno sottolineato che Salae e Once erano le de compagnie a effettuare i maggiori investimenti pubblicitari.

 

La Gran Bretagna ne discute da anni

La patria europea del gambling, il Regno Unito, discute da tempo di limitare in qualche modo la pubblicità del gioco. Bisogna sottolineare che qui ci sono già dei limiti, a iniziare dal fatto che gli spot del gambling non possono essere trasmessi prima delle 9 di sera. Il problema principale però – anche in questo caso – sono le sponsorizzazioni di maglia e le pubblicità negli stadi. Tanto che i detrattori del gioco chiedono che senso abbia bloccare gli spot nella fascia diurna, quando comunque i giocatori a rischio e i minori possono vedere a qualunque ora i loghi delle compagnie sulle maglie di calcio.

 

In Germania sono i tifosi a chiedere il divieto

La Germania ha regolamentato il settore dei giochi e delle scommesse di recente, il via libera è arrivato solo alla fine del 2020. La normativa tedesca è piuttosto rigida, ma al momento non prevede alcuna restrizione particolare sulla pubblicità.

 

Il dibattito è aperto anche qui, a fine 2021 Ulrich Mäurer, ministro degli Interno del Land di Brema, ha chiesto di vietare le sponsorizzazioni nel corso di un incontro con gli omologhi degli altri Stati Federali. Qualche settimana fa, la stessa richiesta l’ha avanzata la Unsere Kurve – associazione che riunisce le organizzazioni di tifosi dalla Bundesliga fino ai campionati regionali – con una petizione inviata sia al Bundesrat sua alle squadre di calcio. La DSWV, associazione che riunisce gli operatori di gioco del Paese, ha però replicato chiarendo che “contrasterà con fermezza” qualunque forma di divieto.

 

In Francia il giro di vite è una reazione a tutta la pubblicità trasmessa negli Europei

Tornando alla Francia, tutto è iniziato un anno fa: nei mesi precedenti agli Europei di calcio gli operatori delle scommesse hanno intensificato le campagne pubblicitarie. In autunno, l’ANJ ha effettuato delle rilevazioni per verificare come i giocatori e i francesi in generale avessero percepito il fenomeno. E molti di loro hanno confermato che il numero degli spot aveva raggiunto “livelli senza precedenti” nella prima parte dell’anno, e aveva poi raggiunto il picco massimo quando il torneo è iniziato. Oltretutto, secondo gli spettatori, i messaggi di avvertimento sul gioco responsabile “non sempre erano chiaramente visibili”.

 

L’ANJ al momento sembra aver adottato un intervento tutto sommato soft, non ha vietato del tutto spot e sponsorizzazioni. E con le linee guida ha censurato ad esempio quegli spot che banalizzano il gambling, o lo fanno apparire come un modo per migliorare le proprie condizioni economiche, le relazioni sociali o lo status sociale. E questo include le pubblicità che legano in qualche modo il gioco a beni e servizi di “lusso”, che acquistano solo le persone più facoltose.

 

E ancora, vengono stigmatizzati gli spot che danno informazioni sbagliate sulle chance di vincita. O quelle che raffigurano minori – o persone che lo sembrano – e tutte quelle che fanno credere ai più giovani che “il gioco sia una normale attività che si svolge nel tempo libero”.

 

I limiti alle pubblicità sulle televisioni e sui siti internet

L’ente regolatore, insomma, per il momento ha più che altro rimarcato delle regole di buon senso. Occorre sottolineare due cose. Primo: gli operatori dovrebbero già rispettarle da soli, e ci si augura che i problemi avuti nel 2021 siano dovuti solamente ai troppi spot e non ai contenuti. Secondo: si tratta appunto di linee guida, di norme di buona condotta che quindi non hanno però alcun carattere vincolante. Ma l’ANJ ha anche sottolineato che continuerà a monitorare con attenzione il comportamento degli operatori, se lo riterrà necessario, adotterà regole più stringenti.

 

Ci sono però alcune regole che puntano a limitare il numero di pubblicità, e in questo caso l’Autorité non si rivolge solamente agli operatori di gioco. Ad esempio, alle emittenti televisive e radiofoniche si chiede di trasmettere al massimo tre spot di gioco per ciascun blocco pubblicitario. Simile il limite per i siti internet, che non dovrebbero vendere più di tre spazi pubblicitari al giorno agli operatori dei giochi e delle scommesse. Queste regole sembrano destinate a avere maggiori conseguenze pratiche, per queste in particolare sarà determinante vedere se e come verranno rispettate.

Gioel Rigido