Media svedese fa causa a Norvegia per stop pubblicità gioco

Media svedese fa causa a Norvegia per stop pubblicità gioco

  • Dopo il blocco dei pagamenti, la Norvegia passa al divieto di pubblicità per bloccare i siti di gioco illegali
  • Tutti i media saranno tenuti a bloccare le pubblicità rivolte ai giocatori norvegesi
  • La norma finisce però subito di fronte a un giudice, un gruppo editoriale svedese chiede al Governo di risarcire gli introiti che andranno in fumo a causa del divieto.

 

Il dubbio è sempre quali strumenti abbia un Paese per bloccare un bookmaker che raccoglie gioco online senza alcuna autorizzazione – quando magari questo bookmaker opera in piena legalità in un altro Stato – e se alla fine in un mercato fluido come quello di internet sia effettivamente possibile fermare queste compagnie. E il dubbio cresce quando gli sforzi di uno Stato non si concentrato per impedire l’accesso al casinò online o al sito di scommesse, ma si rivolgono ad altre compagnie che offrono servizi come la pubblicità o i pagamenti; questo servizi certamente sono fondamentali per gli operatori di gioco, ma non sono servizi di gioco. Che spesso sono costretti a sopportare i costi della misura, senza raggiungere l’obiettivo. Il caso di oggi arriva dalla Norvegia e riguarda la norma che impedirà ai media stranieri di pubblicizzare siti di gioco.

 

Il divieto non è ancora entrata in vigore, sarà pienamente operativo il prossimo 1° gennaio, ma un gruppo editoriale svedese, la Nordic Entertainment Group, e la sussidiaria norvegese, la Discovery Networks Norway, hanno già deciso di rivolgersi a un giudice. E hanno pensato nientemeno di fare causa al Governo per chiedere il risarcimento del danno che il divieto provocherà. Oltretutto, hanno presentato un conto piuttosto salato, tra i 250 e i 500 milioni di corone norvegesi di mancati introiti ogni anno, in euro fanno tra i 23,5 e 47 milioni.

 

Ora, non è il primo giro di vite che la Norvegia assesta per colpire gli operatori non autorizzati. In ballo prima di tutto c’è la tutela dei giocatori, secondo le stime sono circa 250mila i norvegesi che puntano più o meno abitualmente sui siti illegali. Che ovviamente, al contrario di quanto succede sui siti autorizzati, non assicurano alcuna tutela. Ma ci sono anche gli interessi della Norsk Tipping, la compagnia di Stato che esercita il monopolio sul gioco online, visto che questi 250mila giocatori spendono ogni anno circa 6 miliardi di corone norvegesi, ovvero circa 560 milioni di euro.

 

Nel 2017 la Norvegia ha adottato un rigido blocco dei pagamenti – che oltretutto punta a rendere ancora più severo – intimando a tutte le banche e agli istituti di pagamento di non dare seguito ai trasferimenti di denaro verso gli operatori illegali. Anche in quel caso la norma era finita in tribunale, a adire i giudici era stata inizialmente una compagnia di pagamento maltese, la Entercash; ma poi aveva sposato la causa anche l’EGBA, la European Gaming and Betting Association, secondo la quale quella norma serve a rafforzare un monopolio illegittimo, e la Norvegia dovrebbe invece adottare una normativa sul gioco sostenibile. La Corte Distrettuale di Oslo, circa un anno fa,con una sentenza preliminare ha però respinto la causa, spiegando in sostanza che la Norvegia ha pieno diritto di adottare il divieto. Non è dato sapere cosa abbia fatto poi la Entercash, se abbia rispettato il verdetto della Corte, o semplicemente abbia continuato a trasferire gli accrediti sui conti di gioco, puntando sul fatto che nel caso del blocco dei pagamenti i controlli siano incredibilmente difficili.

 

Il divieto di pubblicità – approvato lo scorso maggio – si rivolge invece a tutti quei media che trasmettono le campagne pubblicitarie degli operatori esteri. E coinvolge quei gruppi editoriali che magari non hanno sede in Norvegia, ma che comunque vengono diffusi e seguiti anche lì. Non si tratta di casi isolati, basti pensare ai forti legami culturali che esistono tra i vari Paesi Scandinavi, e a come ormai sia facile raggiungere un canale televisivo o un quotidiano online di un altro Stato. Grazie alla nuova legge, adesso, l’autorità delle telecomunicazioni – il Medietilsynet – ha il potere di chiedere a qualunque emittente di bloccare le pubblicità non autorizzate.

 

Secondo la Nordic Entertainment Group, la norma norvegese è contraria alle leggi che disciplinano lo Spazio Economico Europeo, soprattutto perché i canali televisivi e i media in generale dovrebbero rispettare le norme del Paese in cui hanno sede. Anche per questo, il gruppo editoriale chiede al giudice di rimettere la questione alla Corte dell’AELS, l’Associazione Europea di Libero Scambio di cui la Norvegia fa ancora parte. Il Governo norvegese al momento non sembra affatto impensierito. Il segretario di Stato presso il Ministero della Cultura Gunhild Berge Stang spiega infatti che – al momento di elaborare la norma – il Governo aveva preso in considerazione anche i principi dello Spazio Economico Europeo, e aveva concluso che il divieto non creasse alcun conflitto.

 

La Nordic Entertainment Group intanto, dal canto suo, ha già annunciato che non intende in alcun modo rispettare il divieto o dare seguito a qualunque ordine riceverà dall’autorità delle telecomunicazioni. Nel caso, il Medietilsynet sarà certamente in grado di sanzionare la sussidiaria norvegese, ma poi bisognerà capire se avrà interesse a colpire anche la compagnia madre svedese, e se sarà in grado di arrivarci effettivamente.

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