Anche il Lazio scende in piazza contro il distanziometro

Anche il Lazio scende in piazza contro il distanziometro

Notizie ITA
  • Gli operatori del Lazio scendono in piazza per protestare contro il distanziometro
  • Il divieto da agosto coprirà il 97% del territorio regionale e farà perdere fino a 16mila posti di lavoro
  • La politica pensa di prendere tempo facendo slittare l’applicazione del distanziometro
  • E si spera che intanto il Governo riesca a effettuare il riordino

 

Il settore del gioco è sceso di nuovo in piazza, questa volta per protestare contro il distanziometro della Regione Lazio. Il rischio è che la maggior parte delle sale siano costrette a chiudere i battenti. E questo provocherebbe anche un’emorragia di posti di lavoro, secondo gli operatori resterebbero a casa tra i 7mila e i 16mila addetti.

La manifestazione si è tenuta venerdì 29 a Roma, in Piazza Oderico da Pordenone, di fronte alla sede della Giunta Regionale. A organizzarla sono state praticamente tutte le associazioni del settore del gioco, a iniziare dalle tre sigle che aderiscono a Confindustria: Acadi – Confcommercio, Acmi e Astro. Ma poi c’erano anche Sapar, Agisco, Assotabaccai, Criga, Donne in Gioco, Egp – Fipe, la Fit – la federazione dei Tabaccai – STS e l’Utis.

 

Diverse Regioni hanno allentato il freno sul distanziometro

Ancora una volta al centro di tutto c’è il distanziometro, il Lazio lo ha introdotto per la prima volta nel 2013. Ma poi ha già modificato la legge regionale e – per le sale che erano già aperte prima che entrassero in vigore le restrizioni – ha accordato una serie di rinvii. Adesso però il termine è vicinissimo anche per le ultime rimaste: scatterà definitivamente il prossimo agosto. A quel punto, secondo gli operatori, il distanziometro coprirà il 97% del territorio della Regione. Insomma, resteranno pochissime zone in cui le sale potranno trasferirsi, e comunque quelle aree non potranno accogliere tutti.

 

Le sale da gioco del Lazio ovviamente non sono le uniche a trovarsi in questa situazione, anzi praticamente tutte le Regioni hanno adottato un distanziometro. Ovunque, le leggi hanno dapprima colpito le nuove sale, e in questo modo hanno evitato che l’offerta aumentasse ulteriormente. Poi hanno imposto anche alle sale preesistenti di rispettare le distanze, il che avrebbe praticamente azzerato l’offerta legale. Quella del Lazio, insomma, non è la prima manifestazione del genere che viene organizzata, basti ricordare il Piemonte e la Puglia. E i lavoratori sono riusciti a sensibilizzare giunte e consigli regionali, e a ottenere quantomeno una proroga.

 

La politica ascolta i problemi dei lavoratori

Anche nel caso del Lazio hanno aperto una breccia, sebbene – a dire la verità – la protesta di Roma probabilmente non abbia avuto la partecipazione che ci si aspettava. Secondo alcune fonti di stampa in piazza sarebbero scese alcune centinaia di persone. In ogni caso, vedere delle persone che si battono per il proprio posto di lavoro ha sempre il suo impatto. Lo hanno riconosciuto anche i politici che hanno incontrato i manifestanti.

 

La Regione Lazio ha il dovere di garantire i lavoratori colpiti da tante difficoltà causate dalla pandemia. Non si dovrà perder nemmeno un posto di lavoro in Regione” ha detto ad esempio Marietta Tidei, Presidente della Commissione Sviluppo Economico della Regione. “L’Italia non può rischiare di perdere 16mila posti di lavoro. La Regione Lazio in questo momento non può permettersi di dimenticare i lavoratori” le ha fatto eco Orlando Tripodi, esponente della Commissione Bilancio.

 

Una delegazione dei manifestanti è poi entrata all’interno del Palazzo della Giunta e ha incontrato il Capo di Gabinetto della Presidenza. E quest’ultimo ha prospettato la possibilità di inserire una proroga nel Collegato alla legge di Bilancio, un provvedimento che deve essere approvato entro la fine di giugno. Quindi ben prima che scatti il termine finale di agosto. Si tratta però di una possibilità, il Capo di Gabinetto – secondo quanto hanno riferito i membri della delegazione – non si è assunto nessun impegno. Insomma, il settore deve mantenere alta l’attenzione.

 

Ancora una volta si pensa di prendere tempo

Come hanno fatto le altre Regioni che hanno modificato il distanziometro, anche il Lazio al massimo accorderà una proroga. Insomma, non attenuerà il distanziometro, né tantomeno lo cancellerà. Semplicemente ne farà slittare l’applicazione di un anno o due. È già qualcosa, certo, ma in questo modo non si fa altro che prendere tempo. Prima o poi il problema si presenterà di nuovo, e sarà necessario intervenire un’altra volta. O magari, trovare una soluzione differente.

 

E c’è chi spera sia il Governo centrale a darla: “Dobbiamo fare attenzione nel Lazio perché il Governo centrale sta lavorando a una legge nazionale sul gioco” ha sottolineato Massimiliano Maselli, Vicepresidente della Commissione Sviluppo Economico. Ancora una volta, tutto dipende dalla legge delega per il riordino del settore dei giochi, quella a cui sta lavorando da tempo Federico Freni, il sottosegretario all’Economia. E che dovrebbe rappresentare un punto di incontro tra tutte le esigenze che oggi sono in conflitto. E magari anche sbloccare tutte le gare che vengono rinviate da anni.

 

“Non possiamo permetterci errori” ha aggiunto ancora Maselli. E probabilmente si riferiva proprio al fatto che in questa fase le Regioni non possono azzerare il settore del gioco e cancellare decine di migliaia di posti di lavoro. Non ora che il Governo sta lavorando alla soluzione. Ormai oltretutto dovrebbe mancare pochissimo.

Gioel Rigido
Articolo di:

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