Lo stop alla pubblicità del gioco stende giunchi e montagne

Lo stop alla pubblicità del gioco stende giunchi e montagne

Notizie ITA
  • Sono una mezza dozzina le sanzioni emesse dall’Agcom per il divieto di pubblicità del gioco
  • Colpite non solo compagnie che offrono giochi e scommesse, ma anche Google e un piccolo quotidiano online
  • Alcuni casi però sollevano parecchi interrogativi e il Tar – che dovrà decidere sui ricorsi intentati contro le sanzioni – dovrà chiarire anche cosa si intende per pubblicità del gioco

 

Si allunga la schiera dei soggetti che hanno violato il divieto di pubblicità del gioco, ormai le sanzioni emesse dal Garante delle Comunicazioni sono una mezza dozzina, e tra i multati non ci sono solamente dei bookmaker, ma anche il più famoso motore di ricerca al mondo e un quotidiano online della Maremma. Peraltro gli operatori del gioco – da quello che pubblica la stessa Agcom sul proprio sito – hanno pagato tutti o quasi, approfittando della cospicua riduzione per chi versa la multa entro 2 mesi. Restano in bilico invece Leo Vegas e Google – al momento non si sa se abbiano impugnato la sanzione di fronte al Tar Lazio – e il quotidiano toscano, Il Giunco, che invece ha intentato ricorso, e lo discuterà nel merito a fine settembre.

 

Google doveva spegnere l’indicizzazione

La vicenda del colosso di Mountain View risale al novembre 2019: se su Google si cercava un casinò online, tra i primi risultati ne appariva uno classificato come “annuncio”, quindi di un operatore che aveva pagato un corrispettivo per comparire in cima alla lista. L’annuncio poi diceva “Unisciti ora al nuovissimo casinò online italiano. Gioca subito a oltre 400 giochi – Iscriviti ora e registrati in meno di 30 secondi! Nessun download. Sicuro e protetto”. Il portale apparteneva a un operatore senza concessione, ma per l’Agcom non è questo il punto. Il motore di ricerca è responsabile semplicemente di “averne permesso la diffusione tramite il servizio Google Ads”. In sostanza, secondo l’Autorità, Google avrebbe dovuto “dotare il proprio software di verifica di un sistema di inibizione dell’associazione di inserzioni a parole chiave vietate dalla normativa” italiana. Questo non vuol dire che digitando qualunque parola legata al gioco, Google dovrebbe dare una pagina bianca, ma che doveva disattivare il servizio di indicizzazione a pagamento.

 

Il giornale online multato per un link a un sito informativo

Ma è soprattutto il caso del Giunco a far nascere dei dubbi. Il giornale nel ricorso dice che la sanzione viola i principi della Costituzione e del Diritto Comunitario. Ma il Tar quasi certamente dovrà anche stabilire cosa si intenda per pubblicità del gioco. SlotJava ha provato a contattare sia la testata, sia l’Agcom, per sapere direttamente da loro cosa sia successo, le parti tuttavia hanno preferito non intervenire. Per ricostruire la vicenda, ci si deve basare esclusivamente su quello che scrive l’Agcom nella sanzione.

 

Alla base di tutto c’è “un testo presuntivamente informativo, redatto similmente ad un normale articolo di taglio giornalistico” che ha pubblicato il giornale. L’Autorità mette in evidenza alcuni particolari, come il titolo – “Quale casinò online scegliere? Ecco alcune dritte” – e la veste grafica – “colori e caratteri tipografici particolarmente evidenti e diversificati dal resto del testo”. E conclude che l’obiettivo era di “promuovere il gioco con vincita in denaro tramite un apposito collegamento ipertestuale”. Il link però non portava a una piattaforma di gioco, ma a un semplice sito di comparazione, sostanzialmente quindi a un sito che offre informazioni ai giocatori, come ad esempio sui bonus e sulle promozioni. In particolare, il link portava a una “lista dei siti che offrono il livello qualitativo più elevato tra tutti quelli che abbiamo provato. Questa lista non contiene di certo tutte le case da gioco virtuali AAMS valide, sicure e affidabili, ma rappresenta un ottimo punto di partenza”.

 

Ora, i siti di informazione sul gioco sono leciti, la stessa Agcom nelle Linee Guida li esonera dal divieto e consente loro di parlare di bonus e promozioni. Però, se un giornale pubblica lo stesso articolo incorre nel divieto e viene sanzionato. Per l’Agcom non c’è alcuna contraddizione: un soggetto è autorizzato e l’altro no. E oltretutto, nel caso di un giornale, questa pubblicità è ancora più pericolosa: “il carattere promozionale della comunicazione in esame è rafforzata dalla circostanza che è realizzata in un contesto diverso da quello in cui viene offerto il prodotto e/o il servizio di gioco, atteso che in questo caso il lettore può essere “spiazzato” dal c.d. “effetto sorpresa” in virtù della fiducia che ripone in chi è tenuto a esercitare una funzione esclusivamente informativa”.

 

C’è poi l’entità della sanzione, al Giunco viene chiesto di pagare 50mila euro, e dalla contestazione si scopre che la testata ha un fatturato di circa 120mila euro l’anno e un utile di 4mila. La multa appare ancora più sproporzionata se si fa il confronto con quella di Google, 100mila euro. Qui però Agcom ha le mani legate, il decreto Dignità – che ha vietato la pubblicità del gioco – stabilisce che la sanzione debba essere di almeno 50mila euro. La stessa Autorità aveva criticato questa soglia in una segnalazione inviata al Governo nel luglio 2019, e si chiedeva cosa avrebbe dovuto fare di fronte a pubblicità “trasmesse nel corso di manifestazioni sportive a livello amatoriale o da esercizi commerciali di modeste dimensioni come tabaccherie o simili”.

 

Cosa si intende per pubblicità quando si parla di gioco

Il dubbio maggiore però è se quell’articolo possa essere definito come pubblicità. Perché se si pensa al caso classico di réclame, viene in mente una comunicazione che vuole indurre il consumatore a scegliere un prodotto invece di un altro. E quell’articolo non rimandava direttamente a un prodotto di gioco, non indirizzava il giocatore alla scommessa offerta da un bookmaker invece di quella proposta da un altro, ma a un sito di informazione sul gioco.

 

Con questa sanzione, insomma, l’Agcom sembra affermare che nel caso del gambling, la pubblicità non è solamente quella che orienta il consumatore verso un prodotto specifico, ma qualunque comunicazione che spinga a giocare. Per certi versi questo è comprensibile: è un intrattenimento che può creare dipendenza e lo stop alla pubblicità serve proprio a eliminare un possibile fattore di stress. Per i soggetti a rischio – banalizzando il discorso – il problema non è scegliere tra Pepsi o Coca Cola, perché qualunque pubblicità di una bevanda ghiacciata può essere pericolosa.

 

D’altro canto però, questa interpretazione rischia di allargarsi oltre misura, perché qualunque forma di comunicazione che anche semplicemente si riferisca al gioco rappresenta un pericolo, e quindi diventa una forma di pubblicità da bloccare. Diventa difficile tracciare un confine, anche perché il discrimine non è il contenuto della comunicazione, ma il destinatario del messaggio.

Gioel Rigido