Il Tribunale dissequestra marchi e insegne di Stanleybet

Il Tribunale dissequestra marchi e insegne di Stanleybet

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Si risolve in un nulla di fatto il sequestro delle insegne e dei marchi che il Gip di Catanzaro aveva disposto alcune settimane fa nei confronti della Stanleybet. Il bookmaker anglo-maltese infatti ha impugnato il provvedimento di fronte al Tribunale del Riesame, e quest’ultimo ha annullato il provvedimento.

 

Il provvedimento di sequestro

Secondo quanto hanno riportato diverse fonti di stampa, il Gip aveva prima disposto il sequestro di un Ctd, e di qui delle insegne e dei marchi di tutta la rete Stanleybet. Nel provvedimento rilevava che il bookmaker non è in possesso di una normale concessione italiana, e nemmeno ha aderito alle sanatorie lanciate in passato. Di conseguenza, è sprovvisto della licenza di pubblica sicurezza rilasciata dalle Questure, e non è collegato al totalizzatore nazionale che valida e contabilizza le scommesse accettate.

In sostanza – concludeva il Gip – Stanley avrebbe operato in maniera del tutto illegale, pertanto i Ctd non avrebbero potuto esporre le insegne e non avevano nemmeno il diritto di raccogliere denaro dai giocatori. Una ricostruzione vera, ma parziale. Il giudice infatti non ha preso in considerazione le lunghissima battaglia legale che la StanleyBet ha condotto per far riconoscere le discriminazioni presenti nel sistema italiano. In questo modo l’operatore ha ottenuto uno status giuridico tutto suo.

 

Non c’è reato se il Ctd opera in modo trasparente

Il Tribunale del Riesame invece – secondo quanto si apprende da un comunicato del bookmaker – parte proprio da questa situazione. Sottolinea che il Ctd sequestrato non aveva ottenuto la licenza di pubblica sicurezza per il solo fatto che Stanley non aveva la concessione. E afferma che il Centro non commette alcun reato nel caso in cui “operi in modo trasparente come soggetto, contrattualmente legato al bookmaker, che riceve le scommesse ed il denaro costituente la posta di gioco e trasmette i dati all’allibratore, eventualmente pagando poi le vincite su mandato di quest’ultimo, secondo lo schema della raccolta delle scommesse”.

Il bookmaker nella nota spiega ancora che “La Procura e il Gip di Catanzaro avevano posto a fondamento della misura il meccanismo di regolarizzazione fiscale”. E avevano sostenuto che Stanleybet avesse volutamente ignorato la sanatoria. Il Tribunale del Riesame, tuttavia, precisa che la sanatoria riguarda solo il profilo fiscale della raccolta di scommesse, ma non ha alcuna rilevanza su quello penale. Inoltre, anche se ha lanciato una sanatoria, lo Stato italiano non ha rimosso le discriminazioni attuate in passato.

Gioel Rigido
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