Global Starnet perde la concessione, ma non può sparire

Global Starnet perde la concessione, ma non può sparire

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  • Il Consiglio di Stato conferma in via definitiva che la concessione di Global Starnet non è più valida
  • La compagnia però è in amministrazione giudiziaria per anni e probabilmente continuerà a operare anche così
  •  Lo Stato italiano non ha interesse a cancellarla, e forse non può nemmeno farlo 

 

Uno dei più grandi operatori italiani delle slot perde definitivamente la concessione, la sua uscita di scena potrebbe lasciare un buco enorme nel mercato, ma forse la situazione non è poi così critica. Quando si parla della Global Starnet non bisogna dare infatti nulla per scontato, anche una sentenza che dovrebbe essere definitiva – come quella emessa qualche settimana fa dal Consiglio di Stato – non sembra mettere la parola fine. E questo non solo perché la Global non si è mai arresa e anche questa volta tenterà qualunque strada per restare in piedi. Il vero problema è che la situazione è talmente ingarbugliata, che non si riesce nemmeno a capire quale nodo sciogliere per primo.

 

I mille problemi giudiziari della Global

La storia è lunghissima, la situazione ha iniziato a vacillare già 2012, quando si è svolta la gara per aggiudicare le concessioni: la Prefettura di Roma ha accertato dei tentativi di infiltrazione mafiosa e ha chiesto che la compagnia venisse esclusa. La Global si è immediatamente rivolta ai giudici e è riuscita a tamponare la situazione, costituendo un blind trust. In sostanza la gestione delle compagnia è stata affidata a un soggetto autonomo che non poteva essere influenzato dai proprietari.

 

Con l’inchiesta Rouge et Noir la compagnia è finita nuovamente nei guai: secondo gli inquirenti avrebbe trasferito a delle sussidiarie estere circa 200 milioni di euro, invece di pagare il Preu in Italia. Quei soldi poi sarebbero stati usati anche per compiere delle attività illecite, in parte – attraverso regalie e bustarelle, sostiene l’accusa – sarebbero serviti addirittura per comprare la casa di Montecarlo che era stata donata a Alleanza Nazionale.

 

Su tutta questa vicenda c’è un processo in corso, il Tribunale di Roma dovrà stabilire se la condotta della compagnia costituisca o meno peculato. Intanto però la Global è stata sottoposta a sequestro giudiziario: se si arriverà a una condanna, lo Stato potrà procedere alla confisca.

 

Peraltro sulla compagnia pende anche la sanzione da 335 milioni di euro disposta dalla Corte dei Conti. Anche questa storia è lunghissima: i giudici contabili hanno condannato la compagnia per i ritardi con cui creò la rete delle newslot, parliamo della prima concessione, quella del 2004. Global ha esaurito i gradi di giudizio in Italia, ma ha intentato poi un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ed è in attesa di giudizio.

 

Troppo grande per fallire

Dal canto suo, nel 2017, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha cercato di staccare la spina, sostanzialmente dicendo che il rapporto di fiducia con la compagnia era venuto meno. Anche qui sono scattati i ricorsi, su cui nelle scorse settimane è arrivata la sentenza del Consiglio di Stato. Ora, Palazzo Spada – salvo il ricorso per revocazione – è il giudice di ultima istanza, e questo vuol dire che la sentenza non può essere impugnata di fronte a nessun altro tribunale. E il Consiglio di Stato ha detto che il provvedimento di ADM è pienamente legittimo, Global Starnet è decaduta, e quindi la sua concessione non è più valida.

 

Questo almeno formalmente. Perché una compagnia del genere non può essere cancellata con un colpo di spugna. E prima di tutto occorre fare i conti con il sequestro giudiziario. Al momento la compagnia è in mano allo Stato che sembra avere tutto l’interesse a mantenerla in vita finché non si chiude il processo penale. Siamo in primo grado, ci vorranno sicuramente degli anni, e la Global lo sa. La proprietà ha già confermato che finché questa situazione dura, la compagnia continuerà a operare come sempre.

 

Il problema è che lo Stato non sembra poter fare a meno della compagnia e non può semplicemente straccare la concessione: metterebbe a rischio una grossa fetta della rete legale, e quindi del prelievo erariale. Quanto grande è difficile da dire con esattezza: ADM di recente non ha pubblicato nessun dato sugli apparecchi che controlla la concessionaria, l’ultimo conteggio risale al 2017, quando venne deciso il taglio della rete delle newslot. All’epoca si parlava di circa il 13,5% del mercato, probabilmente in questi anni c’è stata qualche variazione, ma comunque siamo in quell’ordine di grandezza.

 

Manca un piano B

Una situazione del genere non può durare all’infinito, ma occorre un’exit strategy, anche se potrebbero volerci anni per attuarla. Il tempo comunque non manca, anche se le concessioni degli apparecchi scadranno nel giro di pochi mesi. La nuova gara farebbe ripartire il mercato da zero e difficilmente la Global nelle condizioni in cui si trova potrebbe partecipare. I Monopoli però sono già in ritardo sulla pubblicazione del bando: il termine inizialmente era stato fissato al dicembre 2020, poi a causa del Covid è stato rinviato a giugno 2021, ma anche questo è passato inutilmente.

 

In realtà il problema non è solo la pandemia: le altre gare – quella delle scommesse e quella del bingo – sono ormai congelate a tempo indefinito, in attesa che venga ricucito lo strappo con le Regioni. Questa situazione dura da anni, ma lo Stato di certo non può assegnare delle concessioni, se poi gli enti locali non permettono di aprire le sale e le agenzie. Le slot si avviano sulla stessa china, si inizia a parlare di proroga anche nel loro caso: alla Camera e al Senato mesi fa sono stati presentati degli emendamenti per rinviare tutte le gare addirittura al 2024. Poi sono stati bocciati, forse adesso la legge di Bilancio scioglierà il nodo.

 

La gara per vendere i diritti della Global

Se lo Stato volesse intervenire subito, potrebbe cercare una soluzione tampone. Le stesse concessioni consentono di mettere a gara i diritti – quelli per istallare le slot – di un operatore e cederli alle altre concessionarie. Anche in questo caso però bisogna fare i conti con le leggi Regionali, in particolare con le norme sulle nuove istallazioni. Se delle slot – che sono già istallate in un bar o in una sala – vengono scollegate dalla rete di un concessionario e collegate a quella di un altro, in alcune Regioni sono considerate come delle macchine del tutto nuove. Se passa questa interpretazione, la rete Global sarebbe tenuta a rispettare i distanziometri.

 

Questa lettura però non è così pacifica: nel caso della decadenza, gli altri concessionari subentrano al posto della Global nei contratti con i gestori e con gli esercenti. In altre parole, si sostituiscono nei vecchi contratti, e non ne sottoscrivono dei nuovi. Bisogna capire quale teoria prevarrà, e probabilmente in molti casi dovrà farlo un giudice. E magari in una Regione si potrebbe adottare una soluzione, e in quella accanto un’altra.

Gioel Rigido
Articolo di:

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