Anche il gioco italiano diventa un’eccellenza da esportare

Anche il gioco italiano diventa un’eccellenza da esportare

Notizie ITA
  • Le compagnie italiane si concedono sempre più spesso delle esperienze all’estero
  • Hanno sviluppato tecnologie all’avanguardia per adeguarsi alla rigida regolamentazione italiana e sono in grado di primeggiare anche nei mercati esteri
  • Non sempre però sono state pronte a cogliere le opportunità che si sono create nel corso degli anni

 

Snaitech sbarca in Austria e in Germania dopo aver preso il controllo della sorellina HappyBet. Sisal punta ad aggiudicarsi la National Lottery inglese. Lottomatica, anzi IGT, appare sempre più radicata nel mercato USA. Le major italiane negli ultimi tempi hanno deciso di sfruttare a pieno le occasioni che offrono gli altri Paesi, un cambio di passo che probabilmente era inevitabile visto che – come sostiene Maurizio Ughi, presidente di Obiettivo 2016 – “Siamo anni luce avanti rispetto al mercato inglese, francese o spagnolo”.

 

Il Made in Italy c’è anche nel settore del gioco

Ughi parte dal fatto che il mercato italiano sia decisamente selettivo: “La nostra è la regolamentazione più restrittiva in assoluto”, e questo fa sì che “i sistemi italiani quando vanno all’estero sono perfettamente in grado di competere a testa alta con quelli degli operatori locali”. Quindi prende come esempio il settore delle scommesse: “All’inizio guardavamo con invidia il mercato inglese, perché c’era una gamma vastissima di prodotti che venivano offerti alla clientela. Poi nel tempo, i nostri sistemi di accettazione si sono evoluti e abbiamo creato un vero e proprio concept di negozio che ci ha permesso di offrire in maniera armonica tutti i diversi prodotti”. Gli operatori inglesi secondo Ughi non sono stati in grado di farlo: “quando si entra in un loro negozio si ha l’impressione che tutti i prodotti siano appiccicati l’uno all’altro. E anche per quanto riguarda l’informatizzazione del punto vendita: in Gran Bretagna è un processo che stanno attuando adesso”. Insomma, secondo Ughi “abbiamo superato il mercato inglese in pochissimo tempo”, e lo dimostra citando addirittura il bando Bersani del 2006: “molti inglesi hanno provato a entrare nel nostro mercato, ma poi hanno rivenduto le concessioni alle nostre compagnie e sono andati via con la coda tra le gambe”.

 

Le esperienze delle italiane

Le competenze insomma ci sono da tempo, ma Lottomatica sembra l’unica che le ha sfruttate fin dall’inizio. Nel corso degli anni ha creato una galassia di controllate – come Gtech, G2 e Spielo – che le hanno permesso di entrare in diversi Paesi. La compagnia però ha operato esclusivamente come partner tecnologico. E anche dove ha acquisito delle licenze di gioco vere e proprie – ad esempio è in Spagna fin dal 2012 – non ha mai operato direttamente. Anche adesso non sembra voglia seguire un’altra strategia. Basti pensare agli Stati Uniti: ora che scommesse e giochi online sono stati legalizzati il mercato offre opportunità di crescita enormi. La compagnia oltretutto dopo l’acquisizione di IGT gode di una posizione fortissima, ma ha scelto di operare quasi esclusivamente come fornitore di tecnologia. E così ha creato il sistema centrale di raccolta del Rhode Island, e mette la propria piattaforma a disposizione di colossi come William Hill e FanDuel in diversi altri Stati.

 

Le altre big italiane hanno varcato i confini nazionali solo di recente, anche se adesso sembrano voler recuperare il tempo perduto. Sisal nel giro di un paio di anni ha assunto prima la gestione della lotteria marocchina (dove ha fondato una propria succursale) e poi di quella turca (in partnership con la Şans Digital). Da poco più di un anno poi si è anche lanciata nel mercato spagnolo delle scommesse e del gioco online. E adesso competerà per la National Lottery inglese – affiancata da Barnardo’s, un ente di beneficenza fondato da Thomas John Barnardo nel 1866 per prendersi cura dei bambini vulnerabili – se la dovrà vedere con ceca Sazka Group, l’indiana Sugal & Damani, e soprattutto la Camelot che gestisce i giochi fin dal 1994.

 

Per Snaitech la svolta sembra essere arrivata con l’acquisizione da parte di Playtech. La compagnia madre è specializzata nella realizzazione di software di gioco, ma da qualche tempo ha preso anche a raccogliere direttamente gioco. Così nel 2017 ha lanciato il brand HappyBet per Austria e Germania, attualmente conta 200 negozi e un pool di 100 dipendenti che al momento assicurano ricavi per 19 milioni. Per quanto riguarda la Germania in particolare, HappyBet è stata “una delle prime società a ricevere una licenza per le scommesse sportive a livello nazionale”. Nel 2018, poi Playtech ha assorbito Snaitech. Adesso lo storico brand italiano prenderà la gestione diretta di HappyBet, e chiaramente intende sviluppare ancora di più il business: “Snaitech ha accumulato enormi competenze e conquistato una solida posizione di mercato in Italia” commenta in una nota l’A.D. Fabio Schiavolin. “Ora vogliamo mettere a frutto questa esperienza anche in Germania e Austria”.

 

I problemi delle italiane all’estero

E anche Schiavolin descrive quello italiano come “uno dei mercati certamente più sfidanti a livello internazionale”. Ma se il Made in Italy ha raggiunto livelli di eccellenza anche nel settore dei giochi e delle scommesse, viene da chiedersi perché non sia stato esportato prima, nel corso degli anni si sono create diverse possibilità e non sempre le compagnie italiane hanno saputo coglierle. “In Spagna, per il gioco a terra, inizialmente si prevedeva che solo le sale slot potessero raccogliere scommesse. E questo ha limitato l’accesso. Con l’apertura del mercato online, qualche operatore è entrato” osserva Ughi. “Nel mercato francese invece c’è un campanilismo sfacciato, e nonostante le varie proteste gli operatori nazionali sono stati messi in condizione di farla da padroni”.

Gioel Rigido
Articolo di:

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