Taormina chiede nuovamente di riaprire il suo casinò

Taormina chiede nuovamente di riaprire il suo casinò

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Con la nuova legislatura, arriva anche una nuova proposta di legge per riaprire il casinò di Taormina. A presentarla è stato l’on. Francesco Gallo (Sud chiama Nord), coofirmataria la collega di partito Dafne Musolino che siede in Senato. Gallo usa toni accesi e nella relazione sostiene che la proposta serve addirittura a “porre rimedio all’ingiustizia perpetrata ai danni di Taormina e di tutta la Sicilia”. La riapertura della casa da gioco contribuirà a “riequilibrare il divario tra nord e sud”. Anche se il Casinò “certamente non è decisivo per il nostro sviluppo”, è comunque “altamente simbolico della discriminazione fino ad oggi subita”.

Taormina infatti è una delle principali località turistiche della Sicilia, e Gallo calca la mano sul fatto che soffra una certa concorrenza da parte di mete straniere che si trovano a poca distanza. A iniziare da Malta. Nella relazione si parla di un “forte esodo dei flussi turistici domestici verso quei paesi vicini come Malta le cui strutture sono promosse e legalizzate”. La casa da gioco siciliana poi “fornirebbe occasioni di lavoro e di benessere per numerosi addetti professionali qualificati”.

 

Tutti chiedono un casinò

Non è la prima volta che un politico chiede di riaprire il casinò di Taormina. Per inciso la casa da gioco si trovava nella Villa Mon Repos, palazzetto in stile liberty che oggi ospita un albergo di lusso. Il casinò restò in attività per un breve lasso di tempo, giusto un paio di anni tra il 1963 e il 1965, ma si fece apprezzare da molti divi del cinema, non solo italiani. Ai suoi tavoli verdi sedettero anche Gregory Peck, Marlene Dietrich e Cary Grant.

Il casinò di Taormina non è un esempio isolato, l’Italia ha ospitato diverse case da gioco che oggi non esistono più, a iniziare da quella di San Pellegrino. E poi ci sono una serie di altre località – Stresa, Rapallo, Montecatini, Bagni di Lucca, Anzio, Salerno, ma l’elenco è lungo – che più volte hanno chiesto il permesso di aprire una casa da gioco. Gli obiettivi principali sono sempre quelli di completare l’offerta turistica, e di creare qualche posto di lavoro.

 

Le ragioni del no

Di disegni di legge come quello dell’on. Gallo nel corso degli anni ne sono stati presentati a decine. Ma finora hanno avuto pochissimo successo. Le motivazioni sono tante. Si è scelto ad esempio di piazzare le case da gioco lungo il confine, perché in questo modo possono essere raggiunte più facilmente dai giocatori degli altri Paesi. Anche perché ci si illude che al casinò vadano essenzialmente giocatori stranieri.

E poi c’è anche il problema della concorrenza, i quattro casinò hanno ciclicamente problemi di budget, tanto che Campione d’Italia ha addirittura rischiato il fallimento. L’ampliamento dell’offerta insomma comprometterebbe l’equilibrio del mercato.

 

Dubbi che lasciano il tempo che trovano

Tutte queste motivazioni valgono fino a un certo punto. Il discorso dei confini ormai è superato. Senza contare che anche la Sicilia è un confine a tutti gli effetti. E per quanto riguarda la concorrenza, beh ormai le sale slot e i casinò online sono competitor ben più agguerriti.

Ma poi c’è anche una contraddizione intrinseca: tutte le Regioni che vorrebbero aprire un nuovo casinò hanno anche varato delle leggi per limitare la diffusione delle sale slot e delle agenzie di scommesse. La Sicilia è una delle ultime a averlo fatto, ma anche lei si è unita al gruppo.

Gioel Rigido