Aristocrat-Playtech, mercoledì il voto. Ma c’è il piano B

Aristocrat-Playtech, mercoledì il voto. Ma c’è il piano B

Economia
  • La prossima settimana gli azionisti Playtech voteranno la proposta di acquisizione avanzata da Aristocrat
  • Il direttivo ha benedetto fin da subito il matrimonio
  • Perché l’operazione passi serve il 75% dei voti favorevoli
  • L’azionariato appare quanto mai diviso, e in particolare un nocciolo di investitori asiatici potrebbe far saltare l’accordo
  • Spunta così un piano B: la cessione della sola Snaitech

 

 

Il 2 febbraio, mercoledì prossimo, gli azionisti di Playtech si pronunceranno sulla proposta di acquisizione lanciata a ottobre scorso da Aristocrat, ma l’esito del voto in queste settimane appare più che mai incerto. Tanto che adesso si inizia a discutere di quali soluzioni alternative si possano percorrere, e l’ipotesi più accreditata è lo spacchettamento del business. Si parla soprattutto della cessione di Snaitech, che sembra avere l’unica colpa di aver subito il contraccolpo della pandemia.

 

I dettagli della cessione a Aristocrat

Sono passati ormai quasi quattro mesi da quando la compagnia australiana – specializzata in particolare nella produzione delle slot – ha messo sul piatto 2,7 miliardi di sterline per rilevare il software provider. In particolare, Aristocrat ha offerto 429,2 centesimi di sterlina per azione, il 58,4% in più del valore che avevano all’epoca.

 

Con questa operazione punta a diventare un colosso mondiale del business to business. Probabilmente sarà la maggior compagnia che fornisce soluzioni tecnologiche agli operatori che poi raccolgono direttamente le giocate. E avrà un portfolio di prodotti completo che spazia dalle sale fisiche all’online. Il nuovo soggetto sarà presente in 30 differenti giurisdizioni, avrà sedi in 24 Paesi, e complessivamente potrà contare su un tesoro di 170 licenze e concessioni.

 

Playtech dal canto suo non ha bisogno di presentazioni, è probabilmente il maggior fornitore al mondo di slot e casinò online e di soluzioni di gioco, e il business ha fatto gola a molti.

 

In lizza per Playtech c’erano anche altri soggetti

A novembre, la Gopher Investments sembrava voler prendere il controllo dell’intero gruppo. Una candidatura pesante visto che il fondo di Hong Kong è il secondo azionista di Playtech – detiene circa il 5% del capitale azionario – e che già a settembre aveva acquisito un pezzo della compagnia: la Finalto, la controllata che opera nel trading finanziario, per 250 milioni di dollari. La Gopher si è però chiamata fuori dalla competizione nel giro di un paio di settimane.

 

In lizza per diverso tempo è scesa anche la JKO Play, compagnia che fa capo a Eddie Jordan, l’imprenditore che ha fondato l’omonima scuderia di Formula 1. Playech addirittura ha spostato l’assemblea degli azionisti – inizialmente si sarebbe dovuta tenere il 12 gennaio – per dare tempo alla JKO di presentare una contro-proposta. La compagnia del magnate irlandese però si è ritirata la settimana scorsa.

 

La frattura tra gli azionisti Playtech

Il direttivo di Playtech dal canto suo – praticamente fin da subito – ha sostenuto la proposta di Aristocrat e ha invitato gli azionisti a approvarla. Perché l’operazione vada in porto, serve però una maggioranza solidissima, il 75% del capitale azionario. Vale a dire che se un azionista su quattro dicesse no, l’operazione salterebbe.

 

A complicare il quadro c’è il fatto che il capitale sociale della Playtech è piuttosto frammentato, non c’è nessuno insomma che detenga il cosiddetto nocciolo duro. Il maggiore azionista così è così la Setanta Asset Management Ltd che detiene il 5,1% delle cedole.

 

I maggiori azionisti comunque sembrano sostanzialmente d’accordo. Quando l’operazione è stata ufficializzata a ottobre, Aristocrat aveva già in mano delle lettere di intenti irrevocabili sottoscritte da una serie di azionisti che controllano il 20,7% del capitale. Nelle scorse ore inoltre, Wes McCoy, uno dei dirigenti dell’Aberdeen Asset Investment Ltd, ha annunciato che il proprio gruppo voterà in favore della cessione. “L’offerta di Aristocrat rappresenta una valutazione equa”. Aberdeen è il terzo azionista di Playtech e controlla una quota di poco superiore al 3%.

 

L’ago della bilancia saranno però una serie di investitori asiatici che complessivamente detengono circa un quarto delle azioni del software provider. Vale a dire che basterebbero loro a far saltare l’operazione. Il blocco oltretutto sembra piuttosto solido. Secondo alcune fonti di stampa avrebbe già affossato l’offerta di Jordan: il miliardario irlandese si sarebbe ritirato proprio perché temeva il loro voto contrario. E lo stesso direttivo di Playtech non sembra affatto sicuro che tutto filerà liscio.

 

Il piano B: cedere la sola Snaitech

Il quadro appare a tal punto incerto che – secondo alcune indiscrezioni – la compagnia ha messo al lavoro i propri consulenti finanziari per studiare delle soluzioni alternative. E quella più probabile sembra la cessione della sola Snaitech. Playtech ne aveva preso il controllo nell‘aprile 2018, inizialmente aveva rilevato il 70,5% del capitale azionario che era in mano a Global Games e OI Games (per 291 milioni di euro) poi aveva lanciato un’OPA per acquisire il resto delle azioni.

 

Sanitech aveva portato in dote un parco di 54mila AWP e 10mila Vlt, oltre a una rete di 1.600 agenzie di scommesse. La compagnia madre oltretutto ne ha potenziato il raggio di azione, solamente a maggio scorso ad esempio le ha affidato la divisione tedesca Happybet.

 

La compagnia italiana ha una spiccata presenza a terra, ma questo vuol dire anche che ha avuto forti ripercussioni a causa della pandemia di Covid e dei lockdown. Nel primo semestre del 2021 ad esempio ha perso in totale il 27% dei ricavi complessivi. Ma bisogna sottolineare che è anche cresciuta vertiginosamente nell’online, sempre nel primo semestre del 2021 il ricavi di questo canale sono pressoché raddoppiati (+95%) e ha assicurato raggiunto i 123,4 milioni di euro.

 

Snaitech continua a avere prestazioni al di sopra delle attese e ha cementato la propria posizione di leader nel settore delle scommesse sia a terra che online. La pandemia ha determinato una crescita strutturale dei margini dell’online e siamo convinti che questo trend proseguirà anche in futuro” commentava all’epoca il Ceo del Gruppo, Mor Weizer, mostrando piena fiducia nel brand italiano. E Playtech ha pubblicato il bilancio del primo semestre a fine settembre, quindi quattro mesi fa.

 

Ma Playtech punta tutto su Aristocrat

Playtech, dal punto di vista finanziario, sembra navigare in buone acque: sempre alla fine del primo semestre quantificava il debito netto in 678 milioni di euro. Se sta veramente valutando di cedere Snaitech, è probabile che lo faccia per effettuare altri investimenti. C’è da dire però che il direttivo non ha affatto smentito questa ipotesi, ha solamente ribadito l’invito agli azionisti di approvare l’accordo con Aristocrat.

Gioel Rigido
Articolo di:

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