Si avvicina la Fase 2, come cambieranno le sale da gioco

Si avvicina la Fase 2, come cambieranno le sale da gioco

  • Si riparte con il gioco nelle tabaccherie, si parte con 10eLotto, Millionday, e Winforlife, a maggio arriveranno anche le slot
  • Nessuna data ancora per agenzie di scommesse, sale da gioco e bingo, ma gli operatori stanno studiando come riorganizzare le sale per garantire la sicurezza di giocatori e dipendenti
  • Oltre alle misure di distanziamento sociale, si punta sulla tecnologia, e su alcuni giochi rimasti in un cassetto per anni 

 

Il Governo riapre il gioco dopo lo stop deciso per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, anche se per il momento si parla solamente dei giochi offerti nelle tabaccherie. Queste ultime in realtà non sono mai state chiuse, hanno continuato a vendere sigarette e tabacco durante tutto il lock-down, anche se non hanno potuto offrire praticamente nessun gioco. Se escludiamo i casinò online e le poker room virtuali, gli unici altri prodotti che potevano essere venduti in queste settimane erano i Gratta e Vinci. Tra qualche giorno, però – il via sarà il 27 aprile – torneranno anche 10eLotto, Millionday, e Winforlife. Una settimana dopo sarà il turno del SuperEnalotto e dei suoi derivati, dell’Eurojackpot, del Lotto tradizionale; l’11 maggio toccherà infine alle scommesse e alle slot machine. Il programma lo ha stabilito l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in una direttiva; si consente di giocare solamente “presso gli esercizi per i quali non vige obbligo di chiusura” che per il momento – appunto – sono solo le tabaccherie. Nella Direttiva si prevedono poi alcune limitazioni, non sarà mai possibile accendere i monitor e i televisori, come quelli su cui vengono trasmesse le scommesse virtuali o le estrazioni del 10eLotto. Questo probabilmente serve a evitare che i clienti si fermino troppo a lungo all’interno dei locali e possano quindi facilitare la trasmissione del virus. Ma c’è da capire se di fatto impedirà che vengano riaperte le scommesse virtuali: difficilmente gli appassionati punteranno qualche euro, se poi non potranno guardare la partita simulata, e dovranno attendere il referto.

 

Per la riapertura totale non c’è nessuna data

Per gli altri giochi invece non c’è nessuna data, e in alcuni casi sarebbe persino inutile ipotizzarla, per le agenzie di scommesse ad esempio è facile immaginare che si attenderà la ripresa di campionati e corse ippiche, se non tutti almeno di qualche competizione di rilievo. Un conto infatti è consentire a una tabaccheria di raccogliere qualche scommessa, tanto comunque è già aperta per offrire altri servizi; un altro è aprire un’agenzia dedicata che vive principalmente di scommesse. Ma comunque tutti gli operatori de gioco aspettano con impazienza, anche perché devono prepararsi, e dotarsi di tutte quelle misure che il Governo riterrà opportune. Le sale da gioco e le agenzie di scommesse che riapriranno tra qualche settimana, insomma, saranno molto diverse da come ce le ricordiamo.

 

Qualche idea ce la possiamo fare pensando alle soluzioni che si stanno studiando per gli altri tipi di esercizi. In questi giorni rimbalzano dai giornali ai social le immagini dei ristoranti e delle pizzerie con i tavoli divisi da barriere di plexiglass. Per i negozi di vestiti, invece, si pensa di consentire l’accesso solamente ai clienti che prima abbiano fissato su appuntamento, e all’interno ci sarà un’area apposita per igienizzare i capi che gli avventori hanno provato ma poi hanno deciso di non compare. E c’è anche chi vuole frammentare le spiagge in tanti piccoli appezzamenti, ognuno con ombrellone e sdraio. Magari oggi tutto questo ci sembra eccessivo, ma tra qualche settimana forse eviteremo quei locali e quei negozi che non ci sembrano offrire garanzie adeguate. Insomma, il processo di riorganizzazione dovrà per forza riguardare anche le sale da gioco e le agenzie.

 

Più spazio ai giocatori e tecnologia: le sale della Fase 2

“Se i ristoranti e i bar sono pronti per la Fase 2, lo siamo anche noi: le sale bingo sono pronte a ripartire”, tuona Salvatore Barbieri, presidente dell’Ascob (Associazione Nazionale Concessionari Bingo), in un’intervista pubblicata su Repubblica Economia&Finanza. E Barbieri parla di termo-scanner, guanti e mascherine per i dipendenti e per i clienti, di registrare ogni cliente che entra e del posto che occupa nella sala. Ma non è tutto, perché ipotizza che anche il gioco in sé subirà dei cambiamenti, con ogni probabilità infatti i clienti non acquisteranno più le cartelle dal personale che gira per le sale, ma direttamente al desk. E chiede al Governo e ai Monopoli di “riprendere quelle formule rimaste nel cassetto per anni, come il bingo elettronico e il bingo nazionale”.

 

Anche le sale scommesse cambieranno tantissimo. Secondo Maurizio Ughi, presidente di Obiettivo 2016, non ci sarà più il cassiere a accettare le giocate e pagare le vincite, ma i clienti faranno tutto da soli. Con ogni probabilità “Il giocatore comprerà un voucher prepagato, e lo utilizzerà per effettuare le scommesse”. Il voucher potrebbe essere una sorta di tessera con la banda magnetica, o con un codice a barre, ma conterrà le informazioni essenziali per accedere a un conto di gioco, simile a quelli che da anni vengono usati per giocare online. Con un’unica differenza, si tratterà di un conto anonimo, “del resto anche i ticket di agenzie sono anonimi” sottolinea Ughi nel corso di una diretta facebook. “Sul voucher vengono però memorizzate tutte le giocate, e il giocatore con il terminale può controllare se le scommesse che ha piazzato erano vincenti o meno. “L’accredito della vincita avverrà direttamente sul voucher, e il cliente lo potrà utilizzare per riscuotere”.

 

Per la riorganizzazione, occorre sostenere gli investimenti

Ma la riorganizzazione comporterà anche dei sacrifici: “Una sala con una superficie di almeno 600 mq, in media oggi ha 300 posti. Con le norme per il distanziamento sociale la capienza massima si ridurrebbe a 90 posti” stima ancora Barbieri. E basta questo dato per capire che a queste condizioni la gestione di una sala bingo “non sarebbe economicamente sostenibile” . L’abbassamento delle tasse, nel caso dei giochi, non è in grado di assicurare una grande liquidità alle imprese di settore, visto che rischia di tradursi in ben poca cosa. Quelle dei giochi infatti “sono tasse a consumo, più guadagni e più paghi, meno guadagni e meno paghi” osserva Ughi. Ma nella fase della riapertura, le agenzie difficilmente saranno in grado di raggiungere gli stessi fatturati di prima, avranno bisogno di un nuovo rodaggio” prima di potersi sostenere da sole.

 

Ai finanziamenti previsti dal Governo per tutte le imprese, il Presidente di Ascob chiede poi di affiancare misure specifiche per il settore dei giochi. A iniziare da una proroga straordinaria delle concessioni, indispensabile proprio per ottenere quei finanziamenti: Non si può più “prorogare le concessioni di anno in anno, ma occorre farlo per almeno 6 anni. E questo anche perché, come stabilisce il Decreto Liquidità, i prestiti concessi alle aziende dovranno essere restituiti in sei anni. Un’azienda che ha una concessione con un arco temporale di un anno non potrà mai accedere a tali finanziamenti”. Una richiesta su cui concorda anche Ughi: “lo stesso Governo che si fa garante di quel finanziamento, si troverebbe di fronte a un’agenzia che dopo un anno non esiste più. Ma il presidente di Obiettivo 2016 rilancia, e avanza la proposta di un “un sussidio a fondo perduto”, proprio per consentire alle imprese di settore di affrontare la ripartenza

Il gioco è vietato ai minori e può causare dipendenza patologica - probabilità di vincita

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